Mentire, sapendolo: conquista o peccato mortale?

Le bugie hanno le gambe corte, diceva qualcuno. E intanto a Pinocchio, per punizione, cresceva il naso a ogni bugia anche solo pensata, povero piccolo!

Mentire dunque genera punizione e prima ancora -peggio ancora- senso di colpa.

Io bugie? Ma quando mai!

Alzi la mano chi non si sente un verme dopo aver mentito! Oh be’, a parte quelli che ormai sono talmente assuefatti alle loro stesse menzogne da credere ciecamente a ciò che dicono, sono cascati nella rete delle loro stesse incommensurabili, e in molti casi ormai palesemente inverosimili, imposture.

Come si direbbe cinemato-tragicamente o televisi-(e)mulamente, entrano nel personaggio che si sono creati ad hoc e non ne escono più, nemmeno quando, soli con se stessi, assisi sulla liberatoria tazza, potrebbero sgonfiare il petto tacchinaceo e tirare un po’ il fiato.

In realtà, spesso, mentire diventa necessario. O meglio, in alcune occasioni è molto più comodo e agevolante assumere atteggiamenti che, fossimo nella nostra tana, non servirebbero a nulla e ne potremmo fare tranquillamente a meno. Il problema, se di problema si tratta (io dico di no ma è questione mia e tant’è), si pone semmai nel momento in cui non siamo più in grado di distinguere noi da noi stessi. Il personaggio del supermercato da quello dell’ufficio, l’attore non protagonista delle feste comandate in famiglia dal tifoso facente parte del branco calciofilo. Stiamo recitando o siamo proprio questa cosa qui? Stiamo mentendo sapendo di farlo oppure mentiamo anche a noi stessi? E quale delle due circostanze, eventualmente, è il “peccato”?

Peccato sarebbe mentire non essendone consapevoli. Peccato sarebbe incazzarsi nel momento in cui qualcuno ci fa notare che, parlandoci addosso, stiamo seminando fesserie una appresso all’altra come se sgranassimo un rosario tra le mani, perché invece noi siamo convinti che sia la verità. Ci brucia come il sedere dopo aver mangiato troppo cioccolato al peperoncino, la critica al nostro atteggiamento di quel fetente imbecille che ci sta di fronte e non capisce un bel ‘na gott! (traduzione: niente) di noi… E dire che ci conosce da così tanto tempo! Che delusione!…

E via di questo passo, fino a convincerci che siamo entrati a far parte della lunga lista degli incompresi. E qui diamo il via al deprimente calvario del compatimento oppure -peggio ancora- a quello dell’autocommiserazione e dell’autofustigazione. Mentiamo uguale siamo peccatori uguale finiremo ad arrostire tra infernali lingue di fuoco…

Ora, partendo dal presupposto che la menzogna è da considerarsi uno stupefacente che, se usato senza criterio, porta inequivocabilmente all’assuefazione, quella di cui sono malati molti dei politici di tutto il mondo, resta il fatto che, quando presa a piccole dosi, come l’arsenico, non fa male a nessuno.

Esempi di menzognomani? Cercherò, senza fare nomi e cognomi -onde evitare un paio di missili ICBM diretti sulla mia umile dimora, ché non faccio parte della schiera degli untouchables!- di trovare qualche “caso” d’attualità: alcuni tra noi esseri umani (o presunti tali) amano giocare a Risiko, solo che al posto delle cartelle di cartone e dei soldatini di plastica usano “roba” vera di terra, acqua, materiale organico in genere, queste cose qui, insomma. Si sono allenati talmente a lungo e hanno quasi sempre vinto sulla carta che adesso credono che quella sia la sola realtà e i soldatini li reclutano di carne e sangue (soprattutto sangue).

Poi ci sono quelli che sono convinti di essersi fatti da soli (in realtà son nati già “stonati”, ma in un senso solo) e siccome son tanto bravi, si candidano per recitare la parte del buon padre di famiglia (e si reclutano da soli, passando il casting a pieni voti, perché sono anche produttori e registi del film che hanno scritto… Onemenband anche in questo, pazzesco!) che ogni tanto è costretto ad alternare il bastone alla carota per far rigare dritta la troppo esuberante (secondo il loro personale e intossicato punto di vista) prole! Il fatto che nessuno glielo abbia chiesto poco importa perchè sono stati talmente dentro la parte fin dall’inizio che un po’ ci avevano anche convinti che forse era davvero così che doveva andare. Sveglia! Giù dalla pianta…

Ora, ci sono due cose fondamentali da tenere in considerazione riguardo le menzogne: la prima è che, per dirle, occorre una memoria assai allenata (o qualcuno che ti stia appresso come un’ombra e ti ricordi le cose giuste al momento giusto).

La seconda è: meglio mentire sapendo di farlo piuttosto che essere convinti di quello che si fa e poi cadere giù dal pero alla prima tranvata che ci arriva sui denti.

Un proverbio recita più o meno così: “chi non sa dire bugie crede che tutti dicano la verità”. Meschino!

Siamo, per scelta o costrizione o alla bisogna, una bugia ambulante. Sarebbe così bello rendersene conto davvero e poi non averne più bisogno. La strada e lunga e irta di ostacoli, però. Perché fuori dalla porta ci sono davvero quelli “convinti”, sì insomma, quelli lì, i giocatori di risiko e i buoni padri di famiglia. Tutti pronti a farti fare dietro front e avanti marsh, secondo in quale pesonaggio si son svegliati la mattina… Cosa resta? Imparare a giocare anche noi, sapendo che di gioco si tratta!… Credo.

Lo spettacolo è già cominciato da un pezzo, ma la Compagnia cerca sempre nuovi attori…

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